Primavera nelle Marche/1 🇮🇹 🇬🇧
A che punto siamo, con opere d’arte, chiese, palazzi, a dieci anni dal terremoto? In viaggio dai Sibillini al mare per depositi d’arte e campagne verdeggianti, collegiate barocche e picchi nevosi
🇬🇧 English Version below
Nei secoli le Marche sono state un prospero crocevia di artisti, che qui venivano cercando e spesso trovando committenti facoltosi e buone opportunità di lavoro.
La maggiore città, Ancona, rivolta verso l’esterno, cioè verso Venezia, città minori e piccoli centri hanno avuto qui la possibilità di sperimentare le forme più diverse di autogoverno. Scuole artistiche locali sono fiorite sotto l’impulso di cardinali e patrizi, e artisti si sono aggiornati attraverso sporadici “viaggi di formazione” a Firenze, Urbino, Padova e Roma o più spesso scrutando il “capolavoro” di volta in volta in arrivo dai grandi Centri artistici della penisola.
Così di volta in volta attorno a Crivelli, Donatello, Piero, Perugino e Signorelli, Lotto e Barocci, senza dimenticare il Pomarancio di Loreto e Osimo, sono nate qui tra Quattro e Cinquecento, in piccoli o piccolissimi centri, a Fermo, Fabriano, Camerino, Calderola, Visso, Mevale di Visso, San Ginese, Offida etc., scuole figurative di altissima qualità, capaci di rivolgersi a un pubblico locale di persone, anche semplici, e insieme di accogliere le più ricercate “novità”.
Per questo il patrimonio delle Marche, in parte anche quello dell’Abruzzo - proprio nei Sibillini, ricordiamo, ha iniziato la propria attività Cola dell’Amatrice -, ha tratti per più versi unici: è “policentrico”, molteplice e diffuso come mai altrove.
Chiese, palazzi, musei e opere d’arte della regione “interna” hanno sofferto gravissimi danni per il terremoto del 2016, che ha causato decine di morti e distrutto interi paesi come Arquata o Pescara del Tronto; danni che non sono stati forse adeguatamente raccontari.
A distanza di dieci anni dal sisma, tra marzo e maggio di quest’anno ho attraversato le Marche dai Sibillini al mare, dalla Romagna agli Abruzzi, muovendomi lungo gli “assi” naturali: rilievi e fiumi. Per visitare, soprattutto nelle Marche “interne”, sconosciute al turismo rivierasco, depositi di opere d’arte al momento non esposte e inaccessibili. Scoprire meraviglie per così dire “eremite”, disseminate in borghi isolati e fuori mano. “Censire” e far conoscere i nuovi e pregevoli piccoli musei (civici, diocesani etc.) che accolgono opere magari senza più sede storica o contesto, spesso costruiti con i fondi agevolati per la ricostruzione. E ammirare ancora una volta, con occhi magari nuovi, i tesori più noti della regione.
Che ne è del recupero e restauro di interi centri storici, spesso ancora in corso o da avviare? Sopralluoghi e “”ricognizioni sono il solo modo, per me, di ottenere conoscenze di prima mano sul post-terremoto . Se il trasferimento delle opere si è reso necessario per il crollo di edifici storici, e ha fruttato nuovi restauri, in taluni casi la perdita è stata irreparabile.
Oggi un breve prequel. Qualcosa, di questo mio viaggio di “ricognizione” e scoperta, ho già pubblicato (qui, qui e qui). Presto l’intero diario di viaggio.
Text/Photo Credits: Michele Dantini ©
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🇬🇧 A Polycentric Heritage: The Artistic Legacy of the Marche
For centuries, the Marche region has served as a prosperous crossroads for artists who journeyed here in search of—and frequently securing—affluent patrons and fertile professional ground. While the preeminent city of Ancona maintained an outward gaze toward Venice, the region’s secondary cities and smaller municipalities cultivated a unique autonomy, experimenting with diverse modes of self-governance. Local artistic schools flourished under the aegis of cardinals and patricians; meanwhile, resident artists refined their craft through sporadic viaggi di formazione to Florence, Urbino, Padua, and Rome, or, more commonly, by scrutinizing the “masterpieces” that periodically arrived from the peninsula’s primary cultural hubs.
Consequently, between the fifteenth and sixteenth centuries, high-caliber figurative schools coalesced around the legacies of Crivelli, Donatello, Piero della Francesca, Perugino, Signorelli, Lotto, and Barocci—not forgetting Pomarancio in Loreto and Osimo. These movements took root in modest, often diminutive centers such as Fermo, Fabriano, Camerino, Caldarola, Visso, Mevale di Visso, San Ginese, and Offida. These schools possessed a singular dual capacity: they addressed a local, often humble, populace while simultaneously integrating the most sophisticated aesthetic “innovations” of the era.
This history imbues the patrimony of the Marche—and, by extension, parts of Abruzzo, where Cola dell’Amatrice commenced his career in the Sibillini Mountains—with a character that is, in many respects, peerless. It is a polycentric heritage: manifold and diffused with a density unrivaled elsewhere.
The Aftermath of the 2016 Crisis
The churches, palazzi, and museums of the “inner” region suffered cataclysmic damage during the 2016 earthquake, an event that claimed dozens of lives and razed entire villages, such as Arquata and Pescara del Tronto. These cultural and human losses have perhaps remained inadequately chronicled in the broader public consciousness.
A decade after the seism, between March and May of this year, I traversed the Marches—from the Sibillini range to the sea, and from the borders of Romagna to the Abruzzi—navigating along the landscape’s natural “axes”: its ridges and rivers. My itinerary focused primarily on the “inner” Marches, a region largely overlooked by coastal tourism, to visit repositories of artworks currently withheld from public display and rendered inaccessible.
I sought to uncover what might be termed “hermitic” wonders, disseminated throughout isolated, peripheral hamlets. My aim was to “census” and bring to light the new and distinguished small museums—civic and diocesan alike—that now house works often shorn of their original historical sites or contexts, structures frequently erected through subsidized reconstruction funds. Finally, it was an opportunity to pay homage, once more, maybe with renewed eyes, to the region’s most renowned treasures.
The Question of Recovery
What is the current state of the restoration of entire historic centers—projects often still in flux or yet to commence? Field inspections and firsthand reconnaissance remain, for me, the only viable methods for obtaining an unmediated understanding of the post-quake landscape. While the relocation of artworks was necessitated by structural collapses—and has, in some instances, facilitated vital new restorations—in other cases, the loss has proven irreparable.
What follows is a brief prequel. I have already published select observations from this journey of “reconnaissance” and discovery (available [here], [here], and [here]). The complete travelogue will be presented shortly.
Text/Photo Credits: Michele Dantini ©









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You can always tell Crivelli from the hands. No human hand was ever able to be that elegant.